Politiche editoriali

Ambito di interesse

Sociologia del lavoro è la principale rivista italiana di sociologia che affronta specificamente i problemi del lavoro, con una attenzione particolare al dialogo con le altre discipline e ai cambiamenti sociali in corso.
Ogni fascicolo è composto da un saggio introduttivo su invito della direzione, da una sezione monografica con curatori, da due o tre saggi su un tema proposto dagli autori e, infine, da una rubrica di dibattito denominata Taccuino. Tutti i saggi pubblicati nella sezione monografica e in quella a tema libero sono selezionati sulla base di call periodiche e sottoposti a un processo di double-blind peer review mediante la piattaforma OJS. La redazione si riserva il diritto di respingere i saggi inviati anche alla fine del processo di revisione qualora non garantiscano la conformità agli standard di qualità scientifica e di rispetto delle norme editoriali previste. 

I fascicoli di questa Rivista usciti anche in versione "libro/ebook" sono consultabili all’interno della Collana omonima.

 

Sezioni

Articoli per sezione non monografica

Editor
  • Marcello Pedaci
  • Francesco Pirone
Controllato Accetta proposte Controllato Indicizzato Controllato Peer Reviewed

Religione(i) e contesti organizzativi - 162/2022 (1)

Lo scopo di questa sezione monografica è raccogliere contributi originali in grado di accrescere la consapevolezza degli studiosi sull’importanza del ruolo delle religioni nelle organizzazioni di lavoro e nei loro contesti socio-istituzionali di riferimento, incoraggiando ulteriori riflessioni e ricerche su questo tema. Nel loro insieme, gli articoli selezionati potranno anche evidenziare implicazioni e suggerimenti utili ai manager di impresa e ai professionisti chiamati a gestire in modo costruttivo le questioni religiose sul posto di lavoro (ad esempio, con potenziali benefici per quanto riguarda i programmi di gestione della diversità e per l’inclusione, il contrasto alla discriminazione sul lavoro, le pratiche di coinvolgimento dei dipendenti e di welfare aziendale).

Il rapporto tra – da un lato – tradizioni, valori e atteggiamenti religiosi e – dall'altro – comportamento economico e azione organizzativa è stato chiaramente suggerito più di un secolo fa da Max Weber, in particolare nella sua celebre opera "L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” e nei suoi ampi studi comparativi sull'etica economica delle religioni non cristiane. Abbastanza sorprendentemente, tuttavia, fino a tempi molto recenti le ricerche nel campo della sociologia economica e del lavoro e gli studi organizzativi non hanno sviluppato un interesse significativo per il nesso religione-organizzazione. Ciò è ancor più singolare se si considera che negli ultimi decenni il campo contiguo della sociologia della religione, spesso basandosi proprio (anche se non esclusivamente) sull'eredità weberiana, ha suggerito che la religione gioca ancora un ruolo chiave in molteplici sfere della vita sociale (ad esempio: famiglia, istruzione, politica) anche nel contesto del – variamente rappresentato e comunque controverso – processo di secolarizzazione/post-secolarizzazione delle società occidentali. A questo dobbiamo aggiungere la questione chiave dell'interazione quotidiana con le persone e le società non occidentali, dovuta sia all'interdipendenza globale tra economie e società, sia alla mobilità umana su scala planetaria.

Sebbene la religione rimanga una questione molto delicata da affrontare e indagare, è probabile che la scarsa attenzione dedicata al fattore religioso nella ricerca organizzativa sia dovuta principalmente ad alcune barriere endogene. Ad esempio, potremmo sostenere che un ruolo rilevante nello scoraggiare un focus sulla religione è stato svolto dalla sua percezione come un fenomeno troppo distante dalla realtà “razionale” e strumentalmente orientata agli obiettivi delle organizzazioni, in particolare nel caso delle imprese. Un'altra ragione che potrebbe aver portato a trascurare questo tema è rappresentata dalla concezione della religione e della fede come questioni private, o addirittura potenziali fonti di dogmatismo e conflitto quando trovano spazio (e vengono indagate) in contesti di vita pubblica come quelli in cui operano le organizzazioni di lavoro. Infine, un'interpretazione radicale del concetto di “laicità” potrebbe aver portato all'espulsione della religione e della religiosità dalla sfera pubblica.

In realtà, è oggi possibile cogliere i segnali di un cambiamento. Guardando alla letteratura recente, emergono alcune nuove direzioni di analisi che, ad esempio, indagano questioni relative a: le organizzazioni religiose, i loro comportamenti e scelte strategiche; la religione e la spiritualità sul posto di lavoro nelle loro implicazioni per le pratiche di gestione del personale; il funzionamento e la gestione dei contesti organizzativi multi-religiosi; le pratiche e i cambiamenti innescati dalle diversità religiose nelle forze lavoro e in contesti organizzativi specifici (es. la scuola o i centri di accoglienza per richiedenti asilo).

Tutto ciò porta a ritenere che sia giunto il momento di includere più sistematicamente la religione nello studio delle organizzazioni e del mondo del lavoro contemporanei. A tal fine, l’invito è a proporre articoli originali di taglio teorico e/o empirico-applicativo su argomenti quali:

  • l'intersezione tra la gestione e la performance delle organizzazioni e la fede religiosa di fondatori, imprenditori e manager;
  • l’influenza delle componenti religiose dei contesti socio-istituzionali sulla vita dei lavoratori e sul funzionamento delle organizzazioni;
  • il rapporto tra l'integrazione di elementi religiosi/spirituali nelle organizzazioni e lo sviluppo di particolari culture organizzative, stili di leadership, modelli di cooperazione e gestione dei conflitti, pratiche motivazionali;
  • l'influenza delle identità religiose (interne e/o esterne) sulla comunicazione organizzativa, le strategie commerciali e le pratiche di networking;
  • l'esperienza delle persone religiose/non religiose all'interno dei contesti organizzativi e professionali;
  • l'impatto delle componenti religiose delle culture organizzative sulle pratiche di sostenibilità e di responsabilità sociale d’impresa;
  • la rilevanza e le implicazioni delle dottrine e dei valori religiosi (ad esempio, il pensiero sociale cattolico, le prospettive islamiche) rispetto agli attuali cambiamenti e sfide nelle organizzazioni e nel mondo del lavoro;
  • il governo della diversità religiosa nei luoghi di lavoro, il riconoscimento dei diritti religiosi nei diversi livelli di contrattazione e nelle pratiche di gestione delle risorse umane;
  • le implicazioni del pluralismo religioso per le politiche di pari opportunità, relative ai diritti umani e per le pratiche di cittadinanza;
  • il riconoscimento della dimensione spirituale nelle pratiche organizzative, di cura del benessere dei lavoratori e di welfare aziendale;
  • il ruolo dei fattori religiosi e spirituali nella vita organizzativa e dei lavoratori, in tempi di crisi economica, nei contesti di precarietà lavorativa e nello scenario post-pandemico.

Editor
  • Barbara Barabaschi
  • Massimiliano Monaci
  • Laura Zanfrini
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Povertà, lavoro e famiglia: prospettive di analisi dei working poor e nuovi indicatori - 161/2021 (3)

https://www.francoangeli.it/riviste/CFP/SL-call38.pdf

Editor
  • Marianna Filandri
  • Enrica Morlicchio
  • Emanuela Struffolino
Controllato Accetta proposte Controllato Indicizzato Controllato Peer Reviewed

Cultura manageriale e identità lavorativa nei sistemi di istruzione - 160/2021 (2)

https://www.francoangeli.it/riviste/CFP/SL-call37.pdf

Editor
  • Eduardo Barberis
  • Domenico Carbone
  • Francesco Pirone
Controllato Accetta proposte Controllato Indicizzato Controllato Peer Reviewed

[NON ATTIVA] Le forme della dualizzazione e il loro cambiamento. un’analisi comparata – 159/2021 (1)

Il numero monografico si inserisce nel dibattito di political economy comparata sui processi di dualizzazione e segmentazione del mercato del lavoro nelle economie avanzate, alla luce delle trasformazioni più recenti che hanno investito i mercati del lavoro e i sistemi di welfare. L’emergenza sanitaria e la nuova crisi economica e sociale hanno avuto conseguenze significative e in molti paesi sono state avviate riforme che potrebbero nel tempo cambiare i sistemi di protezione sociale e la struttura dei dualismi interni. In questo quadro, il numero monografico si prefigge di comparare alcune aree specifiche di policy all’interno di alcuni paesi. Tali aree di policy, trattate singolarmente o più opportunamente nelle loro relazioni, si riferiscono ai seguenti ambiti: le politiche dell’istruzione e della formazione, le politiche per il mercato del lavoro e per il contrasto della povertà, le politiche di conciliazione famiglia-lavoro, le relazioni industriali.

La scelta dei vari paesi si inserisce nel dibattito in corso sul tema della dualizzazione e sui modelli di segmentazione [Eichhorst & Marx 2010] dal momento che gli ambiti di policy considerati e la loro interazione hanno contribuito, come larga parte della letteratura internazionale ha evidenziato [Palier et. al 2010; Thelen 2014], a disegnare in un lungo processo storico, diverse traiettorie dualizzanti. Ciò che distingue vari paesi, tuttavia, è il diverso profilo della dualizzazione: solo per citare dei casi emblematici, Germania e Francia (ma anche Belgio) si segnalano per la marginalizzazione del lavoro a bassa qualificazione nell’ambito dei servizi a bassa produttività a causa di politiche del lavoro orientate a rafforzare la posizione degli insider nel settore industriale, relazioni industriali che hanno salvaguardato soprattutto gli interessi manifatturieri, politiche dell’istruzione e della formazione orientate a formare skills specifiche di cui si avvantaggiano soprattutto le imprese e i lavoratori dell’industria, crescente peso nelle politiche di contrasto alla povertà di strumenti assistenziali e means-tested con una riduzione della centralità delle formule a impianto assicurativo.

Italia e Spagna presentano un profilo diverso della dualizzazione: essa scorre soprattutto lungo gli assi dell’età, del genere e delle macroscopiche difformità territoriali. Una generale bassa partecipazione femminile al lavoro, bassissima in alcune regioni meridionali dei due paesi, una preponderante attività part-time femminile di carattere involontario, un elevato tasso di disoccupazione giovanile che diviene elevatissimo in alcune regioni, una concentrazione tra i giovani del lavoro atipico con bassi livelli di transizione da un’occupazione temporanea a una permanente, una domanda di lavoro mediamente orientata a livelli di qualificazione medio-bassi a fronte di una crescita dei livelli di istruzione dei più giovani, solo per citare i cleavages più rilevanti. 

In Gran Bretagna e negli Stati Uniti la dualizzazione non si configura come un processo di deregolazione del mercato del lavoro, concentrata sulle figure e i gruppi sociali meno istruiti e qualificati, occupati nei settori del terziario a bassa produttività. La Gran Bretagna, per esempio, è il paese che prima e di più in Europa è andato terziarizzandosi, perdendo precocemente quote di occupati nell’industria. Dall’altro lato, le politiche del lavoro e gli assetti delle relazioni industriali sono andati incontro a una generale destrutturazione (questo in particolare per quanto riguarda le relazioni industriali, tanto dei settori centrali, quanto di quelli periferici), senza particolari investimenti in politiche attive e della formazione continua.

Quanto ai paesi nordici, qui gli assetti del welfare e delle relazioni industriali hanno mantenuto una forza e una capacità di adattamento ai cambiamenti imposti dalla transizione all’economia della conoscenza sconosciuti alla maggior parte dei paesi europei. Questo non significa tuttavia che siano esenti da processi di dualizzazione. Essi hanno spesso una connotazione etnica, ovvero riguardano un problema di crescente “welfare chauvinism” che esclude gruppi di immigrati, richiedenti asilo, rifugiati, più a rischio marginalità nel sistema della cittadinanza sociale universalista.

La domanda chiave attorno alla quale ruota questo numero monografico è la seguente: come hanno risposto diversi paesi ad economia avanzata negli ultimi 20 anni agli specifici profili della dualizzazione? Quanto e in che modo i contesti istituzionali hanno modificato/influenzato le traiettorie di dualizzazione? Gli ambiti di policy al centro del nostro interesse sono stati riformati? E in quale direzione? Con esiti di maggiore inclusione o inasprendo i divari creandone anche di nuovi? Che ruolo hanno avuto gli attori collettivi come sindacati, associazioni delle imprese, partiti, e i gruppi di interesse? In ultimo, come e in che misura gli scenari nuovi che si aprono con la crisi sanitaria ed economica, impattano sulle traiettorie di dualizzazione?

Il numero monografico intende inoltre riservare attenzione a ricerche e riflessioni sul rapporto tra la sfera della politica e gli ambiti di policy esaminati, prestando particolare attenzione ai fattori politici che possono aver condizionato i cambiamenti e il loro esito. Ci riferiamo al fatto che i governi adottano soluzioni in termini di politiche sulla base della coalizione elettorale che li sostiene e di conseguenza il loro raggio d’azione è limitato da vincoli di natura elettorale. La premessa, dunque, è che non tutte le alternative nel campo delle politiche sono disponibili: dipendono dalle scelte passate, dal peso delle diverse constituencies e dalle loro preferenze rispetto a policies alternative (domanda di politiche), dall’agency dei principali attori sociali ed economici e dalla forza delle loro rappresentanze collettive (la questione degli interessi), dalla configurazione delle coalizioni politico-elettorali che hanno sostenuto determinati interventi, dall’efficienza degli apparati amministrativi. Questo insieme di elementi influisce sulla molteplicità delle forme di dualizzazione e segmentazione nei paesi sotto esame e ci permette di capire i motivi e le traiettorie del loro cambiamento.

Editor
  • Alessio Bertolini
  • Andrea Ciarini
  • Roberto Rizza
Non controllato Accetta proposte Controllato Indicizzato Controllato Peer Reviewed
 

Peer review

La rivista prevede due referee scelti tra i membri della direzione e della redazione o fra i corrispondenti esteri. Uno dei referee può essere, su indicazione dei citati membri, scelto fra altri esperti sociologi italiani e stranieri. Poiché la rivista ha carattere monografico può, volta a volta, essere demandato ai due referee prescelti, oltre alla supervisione dei saggi, la supervisione dell’intero volume. I giudizi verranno trasmessi agli autori anche in caso di rifiuto alla pubblicazione.