Carcere e clinica delle dipendenze. Quali le sfide da affrontare per mantenere terapeutico un sistema di cura?

Emanuele Bignamini, Sara Zazza, Loredana Ierardi, Enrico Teta

Abstract

La comunità a custodia attenuata “Arcobaleno” della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino ospita circa 80 pazienti con diagnosi di disturbi da uso di sostanze valutati in grado di sostenere il programma terapeutico comunitario. Se la persona reclusa è, per l’Amministrazione Penitenziaria, un detenuto, ovvero un soggetto reo di colpe da scontare e che va controllato e rieducato, per il Servizio Sanitario è una persona che richiede un trattamento articolato, sanitario e psicosocioeducativo. Questa differenza di sguardo porta a mettere in atto stili “trattamentali” o “terapeutici” diversi e reciprocamente influenzantesi  con rischi consistenti e poco controllabili (certamente non controllabili in tempo reale e senza costi) che integrano, oltre alle positività,  anche le diverse problematiche, sempre presenti in ognuno degli approcci. I pazienti gravi, a volte al limite della trattabilità, come quelli presenti nel contesto carcerario, investono massicciamente tutti coloro che si prendono cura di loro (operatori sanitari e agenti di custodia) di sentimenti di perdita, impotenza e invidia, costringendo gli operatori a un lavoro di elaborazione continua di queste emozioni. Come può il trattamento clinico coniugarsi con le condizioni dettate dal sistema penitenziario? A partire dall'analisi delle dinamiche relazionali e contestuali che si creano in una comunità detentiva, gli autori forniscono una prima risposta a tale quesito.

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Mission. Italian Quarterly Journal of Addiction - Open Access Peer Reviewed Journal
4 issues per year - ISSN 2037-4798

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