Piccole “femmine” crescono. La donna nella pop-modernità

Grazia Romanazzi

Abstract

A partire dai pesanti condizionamenti culturali che gravavano sull’educazione dei bambini e delle bambine nella società patriarcale, fortemente ancorata alle differenze di genere, l’autore si chiede se e in quale misura persistano, oggi, tali stereotipi. A tal fine, viene analizzata, e, talvolta, smascherata, la logica subliminale sottesa alla pubblicità, ai giocattoli, ai cartoni animati: dai classici ai più recenti, e, finanche, ai libri di testo scolastici. In molti casi, emerge un vero e proprio processo di induzione e allenamento dei più piccoli ad assumere, nel futuro, i tradizionali ruoli stereotipati. Seppure non trascurabili sono i danni causati ai bambini, castrati soprattutto nell’emotività, il bilancio risulta nettamente a sfavore delle bambine. Queste, infatti, vengono avviate a una precoce iperfemminilizzazione e persuase che la seduttività sia l’unico potere di cui dispongano.
In chiave pedagogica, questo fenomeno viene colto anche come conseguenza dell’assenza o carenza della figura paterna, in quanto luogo di promozione della differenza. Pertanto, l’apertura progettuale si dà in una inedita paternità tenera. La riflessione si conclude nel segno della speranza, testimoniata da alcune principesse pop-moderne che, emancipandosi, si sono salvate da sole.

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ISSNe 2284-015X | AUT. TRIB. MILANO N. 80 DEL 13/07/2016

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